Ciro Carlo Fico - Attore

Il mio caos

Il Don Chisciotte di Unamuno

Ecco cosa ho trovato rovistando tra i libri che sto leggendo per la preparazione del mio “Don Chisciotte”. Si tratta di un testo bellissimo, compilato nel lontano 1903 da un erudito, filosofo, drammaturgo spagnolo: Miguel de Unamuno. Un uomo di straordinario ingegno che vide nella figura di Don Chisciotte la suprema incarnazione dell’idealismo umano teso al continuo raggiungimento di una meta che non coincide con un termine di possesso ma con un miraggio. Vi propongo le pagine iniziali di questo libro, “Vita di Don Chisciotte e Sancho” che, a mio parere, disegnano visioni di struggente bellezza e si colorano di un’attualità profetica.

“Mi domandi, mio buon amico, se conosco il modo di scatenare un delirio, una vertigine, una qualsiasi follia su queste povere folle ordinate e tranquille che nascono, mangiano, dormono, si riproducono e muoiono. “Non ci sarà un mezzo”, mi dici, “di rinnovare l’epidemia dei flagellanti o quella dei convulsionari?”. E mi parli poi del fatidico millennio. Anch’io, come te, provo spesso la nostalgia del medioevo; come te, anch’io vorrei vivere tra gli spasimi dell’anno mille. (…) Quella che adesso viviamo è una miseria, una completa miseria. A nessuno importa più niente di niente. E quando qualcuno cerca di dibattere isolatamente questo o quel problema, questa o quella questione, subito la gente immagina che ci sia sotto un qualche affare di quattrini, o una smania di mettersi in mostra e un desiderio di distinguersi dagli altri. Qua da noi non si capisce nemmeno più la follia. Persino del pazzo dicono che, se lo fa, deve averci un tornaconto o un motivo. Il motivo occulto della pazzia è ormai un fatto assodato per tutti questi miserabili. Se nostro signore Don Chisciotte resuscitasse e tornasse nella sua Spagna, certamente s’affannerebbe a cercare una riposta intenzione ai suoi nobili vaneggiamenti. (…) Guarda e osserva. Di fronte a un atto qualsiasi di generosità, d’eroismo, di follia pura, a tutti codesti stupidi baccellieri, parroci e barbieri dei nostri giorni, non viene in mente altro che una domanda: “Perché mai lo farà?”. E non appena ritengono di aver scoperto il motivo di quell’atto, si dicono: “Bah! L’ha fatto per questa o per quell’altra ragione”. Per il fatto stesso che un’azione ha una ragione d’essere ed essi la conoscono, la cosa ha perduto ogni valore. A questo scopo serve a loro la logica, la sporca logica! (…)

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