Dio non è grande - di Christopher Hitchens, e nemmeno esiste
Si potrebbe tranquillamente definire Dio non è grande di Christopher Hitchens la nuova e definitiva ‘Bibbia degli Atei’, se l’autore, come l’ateo in genere, non dimostrasse così marcatamente - e coerentemente - la più totale ripulsa per libri definiti ’sacri’.
L’argomento che lo studioso e giornalista inglese affronta in questo pamphlet non prevede possibilità di replica, poiché è vero, com è vero, che il protagonista dello scritto (Dio, Allah, Buddha o comunque lo si voglia chiamare) non solo non è grande nel senso religioso del termine, ma sicuramente non esiste. Viaggiatore e curioso esploratore di nazioni e religioni ad esse collegate, Hitchens (che ha studiato tutti i libri sacri disponibili ed ascoltato le tradizioni orali dei credenti là dove ancora non c’è traccia di parola scritta) annienta, attraverso argute e verificate asserzioni, il mito di un dio che ci abbia creato, che guidi le nostre esistenze e che ci attenda, per giudicarci, nel momento estremo del nostro percorso. Questo dio un po’ pasticcione ma più spesso spietatamente barbaro, che con la sua dittatura governa con braccio di ferro i popoli del mondo (o la stragrande maggioranza di essi) è, naturalmente, invenzione umana. E umane sono le invenzioni dell’Antico Testamento (il padre di tutti i testi fondamentalisti), tutte le gesta del Nuovo, del Corano, delle sacre scritture buddiste, rilette da Hitchens in maniera assai accurata, analizzate, sviscerate e, inevitabilmente, stroncate. Eccezionali sono i capitoli dedicati alla troppo evidente similitudine fra le tre grandi religioni monoteiste (con Maometto che copia Gesù e viene imitato dal Buddha) e, appunto, alle loro Scritture: si pensi che intere parti della Bibbia sono state travasate pari pari dagli scribi del Corano e lo stesso dai monaci amanuensi tibetani per l’Illuminato, dando l’impressione, se non proprio di aver commesso errori ’strutturali’ nella copiatura pedissequa, di una totale mancanza di fantasia degli ‘autori’ di questi altri libracci sacri.
Ma, naturalmente, nemmeno la Bibbia è priva di strafalcioni, specie là dove i quattro evangelisti riportano nelle loro allucinate composizioni, differenti versioni di un identico fatto (es. l’emoraidissa che per Luca è salvata dalle sue pene da un Cristo misericordioso e che in Giovanni viene dal Salvatore scacciata come infetta) o l’assurdità di avere in Giuda il traditore conclamato quando il Messia era conosciuto persino dai maiali da cortile più ottusi, tanto predicava in ogni dove in terra di Cisgiordania.
Poi Maometto che nel Corano viene presentato come analfabeta e al quale Allah spedisce le tavole delle leggi, di modo che lui, ANALFABETA, le legga ai suoi concittadini. E poi Buddha, che levita ogni due minuti e non tollera atti di esibizionismo… E poi tutti i racconti di ogni nefandezza commessa nei secoli in nome di queste fedi bugiarde (bellissimo il capitolo dedicato al ridimensionamento della figura di Gandhi, conosciuto ai più come icona della non violenza ma, in realtà, mandante di più omicidi nell’India post-coloniale).
‘Dio non è grande’ è un libro importante e divertente. Ma anche triste poiché, terminata la sua lettura, ci si rende conto della cieca brutalità orrendamente insita nella natura umana e della condizione solitaria di noi tutti nello sterminato universo.