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	<title>Ciro Carlo Fico - Attore professionista &#62; Il mio caos</title>
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	<pubDate>Wed, 10 Sep 2008 00:04:28 +0000</pubDate>
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		<title>L&#8217;illusione di Dio - di Richard Dawkins</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Sep 2008 21:34:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cirocarlofico</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[L&#8217;interesse degli scienziati per la religione, per la sua spiegazione naturale e per la sua definitiva confutazione, come onde periodiche segue corsi e ricorsi. Acceso a metà Ottocento dall&#8217;evoluzionismo scientifico, che mise in crisi il soprannaturalismo e infiammò dibattiti a non finire sull&#8217;&#8221;avvenire della scienza&#8221; e l&#8217;avvento di una futura religione dell&#8217;umanità su base scientifica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;interesse degli scienziati per la religione, per la sua spiegazione naturale e per la sua definitiva confutazione, come onde periodiche segue corsi e ricorsi. Acceso a metà Ottocento dall&#8217;evoluzionismo scientifico, che mise in crisi il soprannaturalismo e infiammò dibattiti a non finire sull&#8217;&#8221;avvenire della scienza&#8221; e l&#8217;avvento di una futura religione dell&#8217;umanità su base scientifica che avrebbe preso ben presto il posto della religione tradizionale (leggi: confessioni cristiane), questo sacro fuoco favorì il sorgere di una scienza comparata delle religioni, che si interrogò sistematicamente sulle &#8220;origini&#8221; del fenomeno, identificando tutti quei problemi che oggi stanno al centro dei rinnovati tentativi delle neuroscienze di &#8220;spiegare&#8221; la religione. Nel corso del Novecento, una seconda ondata fu ispirata, tra le due guerre, dalle teorie quantistiche. Oggi si assiste a una terza ondata. Ma che cosa spinge nuovamente alcuni scienziati, in particolare biologi, a entrare in guerra contro la religione?</p>
<p>L&#8217;inizio catastrofico del terzo millennio ha riportato l&#8217;attenzione sulla religione in modi fino a poco prima impensabili e spesso preoccupanti. L&#8217;uso terroristico della fede, il moltiplicarsi di conflitti e guerre a sfondo religioso, la minacciosa retorica scritturistica di leader politici come Bush, il pericolo che le religioni tornino a occupare lo spazio pubblico lasciato libero dalla crisi dello stato-nazione: questi e altri fattori hanno rimesso in moto uno &#8220;scontro di civiltà&#8221; all&#8217;interno delle società postsecolari, che ha riattizzato una tipica guerra ideologica tra fede oscurantista e ragione scientifica. Scrittori come Sam Harris, Christopher Hitchens e Richard Dawkins rappresentano la pattuglia avanzata di un nuovo ateismo militante entrato in guerra mortale contro la religione e le religioni. Il successo mediatico e commerciale di questa letteratura ha fatto sì che anche alla periferia dell&#8217;impero alcuni epigoni decidessero di salire su questo carro ben oliato e redditizio, trasformandolo nel carro di una laicità minacciata e difesa.</p>
<p>Negli Stati Uniti, ritenuto a torto o a ragione il paese più religioso tra quelli postindustriali, questa guerra ha trovato terreno fertile nella controversia sul cosiddetto &#8220;disegno intelligente&#8221;, la variante più recente della difesa di un creazionismo impenitente, che si è cercato di imporre nelle scuole, alimentando, come ricorda Dawkins, &#8220;le guerre culturali surreali che stanno attualmente lacerando l&#8217;America&#8221;. Tutto ciò spiega la virulenza della nuova apologetica e la radicalità delle critiche che questi predicatori atei, dal pulpito del loro prestigio, impartiscono contro la religione. Lo scopo di questa guerra, come per ogni guerra che si rispetti, è l&#8217;eliminazione definitiva del nemico.</p>
<p>L&#8217;illusione di Dio è un bell&#8217;esempio di questo scientismo ateo militante, che rifiuta ogni teoria del doppio binario o magistero (a Dio e cioè alla teologia quel che è di Dio e a Cesare e cioè alla scienza quel che le compete), deride &#8220;la miseria dell&#8217;agnosticismo&#8221; incapace di prendere posizione nello scontro, invita il lettore, preda della follia della fede o semplicemente dubbioso, a convertirsi al vangelo della selezione naturale e, particolare non trascurabile, è in grado, come nel caso di Dawkins, di produrre un libro scritto in modo talmente avvincente da trasformarlo in un bestseller, facendo dell&#8217;autore un protagonista dello star system internazionale (il &#8220;Time&#8221; gli ha dedicato una copertina).</p>
<p>Per portare a termine il suo &#8220;progetto intelligente&#8221;, Dawkins ha tutte le carte in regola. A partire da Il gene egoista del 1976, grazie a una prosa lucida e accattivante, l&#8217;autore è riuscito ad avvicinare il grande pubblico al suo originale modo di interpretare la teoria darwiniana della selezione naturale. In quest&#8217;ultimo libro si dà per compito di attaccare alla radice la religione: non solo le religioni istituzionali, a cominciare naturalmente dalle chiese cristiane, ma la religione tout court, considerata come un virus mentale, &#8220;un asse portante del male nel mondo&#8221;; non solo quella degli estremisti, fondamentalisti e fanatici, ma ancor prima quella &#8220;moderata&#8221;, che ne svela l&#8217;impostura. Conclusione pedagogico-moralistica: educare un bambino in una tradizione religiosa è colpa peggiore della pedofilia.</p>
<p>Dopo aver criticato nei capitoli iniziali le prove tradizionali dell&#8217;esistenza di Dio e ricordato la sua teoria sulle radici evolutive, e non religiose, dell&#8217;etica, nella pars construens del libro Dawkins propone una sua lettura delle origini della religione, in ultima analisi un prodotto secondario psicologico. Lasciando ad altri più competente di me in materia la valutazione degli argomenti filosofici e scientifici portati da Dawkins, mi limito a qualche considerazione sulla pars destruens del libro.</p>
<p>Dawkins pesca a piene mani, consapevole o meno, in un arsenale di critiche plurisecolare, utilizzandolo in modo spesso caustico ed efficace, con esempi studiati ad arte, senza però che la sostanza muti: nulla di nuovo se non un elenco di crimini, che nel frattempo si è allungato, e il rivestimento scientifico, che rimanda alla fine a una classica origine psicologica infantile e deviante. Classico anche l&#8217;attacco alla teologia: &#8220;In diciotto secoli non ha fatto un passo&#8221;; i teologi &#8220;non hanno nulla da dire in merito a nulla&#8221;. Il tono liquidatorio non può nascondere la debolezza dell&#8217;argomento: da Agostino a Barth tutta una tradizione culturale è gettata, con boria e sprezzo degni della superficialità e del vuoto culturale che tradiscono, nel cestino. Più in generale, quel che colpisce uno storico è l&#8217;assenza della storia: al posto delle religioni come fatti di civiltà e cultura subentra una astorica fede &#8220;molto, molto pericolosa&#8221;.</p>
<p>Nella prefazione alla seconda edizione del libro Dawkins si difende da una serie di accuse, tra cui quella di essere, nella sua battaglia contro il fondamentalismo religioso, anch&#8217;egli caduto in questa trappola. Quel che meno convince nella sua risposta è il fatto che permane la radicalità della contrapposizione, che alimenta il clima da crociata: tertium non datur. Sommessamente, vorrei difendere la posizione di chi permane nel dubbio. Certo, in un conflitto di questo tipo vi è poco spazio per dubitare: e trovarsi in uno spazio aperto, in cima a un crinale dove soffiano e si incontrano e si scontrano gli opposti venti del fideismo e dello scientismo non è piacevole, né è una posizione nella quale si possa resistere a lungo. Eppure si tratta di un luogo cruciale della modernità: se si vuole veramente comprendere la complessità del confronto occorre non rinunciarvi.</p>
<p>Giovanni Filoramo</p>
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		<title>Un etica senza Dio - di Eugenio Lecaldano</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Sep 2008 21:40:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cirocarlofico</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ci sono situazioni in cui basta pronunciare una parola perché immediatamente si spalanchino orizzonti nuovi: come nella fiaba è bastato che il bambino pronunciasse le celebri parole &#8220;Ma… il re è nudo!&#8221; per svelare la realtà occultata dai cortigiani, così il libro di Lecaldano svela l&#8217;insostenibilità delle tesi propagandate con insistenza oggi in Italia da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono situazioni in cui basta pronunciare una parola perché immediatamente si spalanchino orizzonti nuovi: come nella fiaba è bastato che il bambino pronunciasse le celebri parole &#8220;Ma… il re è nudo!&#8221; per svelare la realtà occultata dai cortigiani, così il libro di Lecaldano svela l&#8217;insostenibilità delle tesi propagandate con insistenza oggi in Italia da molti organi d&#8217;informazione, ossia che la morale dipende dalla religione e che senza religione crolla la moralità: contro questo luogo comune, Lecaldano mostra che l&#8217;etica non ha affatto bisogno della religione, e che anzi la religione può corrompere una morale autentica: invece di essere fonte di progresso morale, la morale religiosa spesso alimenta valori negativi e socialmente nocivi quali l&#8217;eterodirezione, una concezione ristretta della libertà personale, il fanatismo e l&#8217;intolleranza, l&#8217;uso della forza (della legge) per affermare la propria posizione, ecc. E questi aspetti negativi non sono solo una sorta di &#8220;corruzione&#8221; dell&#8217;ideale, ma appartengono alla teoria stessa.</p>
<p>Quest&#8217;ultima tesi circa la superiorità della morale senza Dio rispetto a quella religiosa costituisce uno degli aspetti più originali e nuovi del volume. Sin da quando, negli anni sessanta, la secolarizzazione ha cominciato a farsi sentire con forza a livello di massa, molti si chiesero se ci fosse una &#8220;specificità&#8221; della morale cristiana (e dove risiedesse). L&#8217;interrogativo non ebbe alcuna risposta solida su piano teorico, ma, a detta di alcuni, l&#8217;avrebbe avuta dalla storia stessa. Dagli anni novanta, infatti, la storia avrebbe portato alla luce la cosiddetta &#8220;rivincita di Dio&#8221;, ossia un nuovo diffuso interesse per la religione vista come il fondamento indispensabile e imprescindibile della moralità. Lecaldano reagisce con semplicità, quasi con candore, alla martellante diffusione di questa tesi, ricordando non solo che la dipendenza della morale dalla religione è &#8220;una concezione fallace e inestricabilmente impregnata di errori e illusioni&#8221;, ma anche che &#8220;privilegia un tipo di personalità e carattere che, ben lungi dal potere essere apprezzato come virtuoso, risulta incompatibile con la possibilità stessa di una vita morale&#8221;.</p>
<p>La dipendenza della morale dalla religione non vale per molte ragioni, la prima delle quali è che i suoi sostenitori devono dare una solida dimostrazione dell&#8217;esistenza di Dio. Ma questo tentativo crolla, perché l&#8217;argomento principe – quello del progetto o del disegno, secondo cui l&#8217;ordine del mondo rimanda a un architetto del mondo – è del tutto inconsistente. Lecaldano non considera neanche le cinque (o sei) prove tradizionali dell&#8217;esistenza di Dio, fissando l&#8217;attenzione quasi solamente su quella del finalismo. Questo è un segno della rilevanza assunta dai problemi biologici, sia perché in tale settore è in atto una vera e propria rivoluzione scientifica che ha aperto orizzonti nuovi, sia perché in esso si giocano le controversie etiche stridenti.</p>
<p>Polverizzata la pietra angolare (l&#8217;argomento del disegno) che fonda la tesi della dipendenza della morale dalla religione, Lecaldano ha buon gioco a criticare tutti gli altri argomenti e non solo sostenere le tesi già presentate – aspetto che comporta un&#8217;impostazione del tutto nuova della controversia tra laici e cattolici –, ma anche proporre una tesi nuova e originale: contrariamente al luogo comune secondo cui chi crede avrebbe &#8220;una marcia in più&#8221;, Lecaldano afferma che l&#8217;etica laica è migliore di quella religiosa, come minimo perché i laici sono &#8220;portatori di ulteriori diritti, per esempio quello di riconoscere agli atei la possibilità di esprimere il loro punto di vista etico e farlo valere concretamente, uscendo dalla condizione subalterna in cui sono attualmente confinati dai saldi fedeli di Dio&#8221;.</p>
<p>Altro aspetto di grande interesse è l&#8217;impegno teso a elaborare in positivo i lineamenti di un&#8217;etica senza Dio. Scritto con uno stile piano, pacato e misurato, ma mai noioso e talvolta anche brioso, senza le citazioni dotte che intimoriscono il lettore, senza divagazioni su questioni marginali, il libro dispiega una straordinaria capacità di stare sui problemi, cogliendo l&#8217;essenziale attraverso un mix particolarmente efficace di argomentazione teorica sviluppata in proprio e di riferimenti ad autori del passato – riferimenti che trovano un immediato riscontro nella raccolta di testi classici riportata nella seconda parte del volume che completa efficacemente la prima.</p>
<p>È un libro che si legge d&#8217;un fiato, come un romanzo, perché le tesi presentate sono il frutto di una lunga riflessione condotta con profondità di pensiero e con ampiezza di respiro culturale. Ha tutti gli ingredienti per essere un contributo destinato a lasciare un segno, anche se l&#8217;autore sottolinea fin dall&#8217;inizio che non pretende di influenzare le masse o intaccare equilibri politici, ma solamente offrire argomenti a coloro che intendono fermarsi a riflettere. L&#8217;auspicio è che siano in molti a farlo: sarebbe una crescita civile per tutti.</p>
<p>Maurizio Mori</p>
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		<title>Il gallo cantò ancora - di Karlheinz Deschner</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Aug 2008 09:06:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cirocarlofico</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[PREFAZIONE
Per Fritz Gutsche
Che cosa ha insegnato al mondo il Cristo?: «Ammazzatevi l’un l’altro, custodite i portafogli dei ricchi, opprimete i poveri, privateli della vita in nome mio quando diventino troppo potenti… La Chiesa accumuli tesori sulla sofferenza dei suoi figli, benedica cannoni e granate, innalzi fortezze su fortezze, vada alla caccia di onori, si dedichi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PREFAZIONE<br />
Per Fritz Gutsche</p>
<p>Che cosa ha insegnato al mondo il Cristo?: «Ammazzatevi l’un l’altro, custodite i portafogli dei ricchi, opprimete i poveri, privateli della vita in nome mio quando diventino troppo potenti… La Chiesa accumuli tesori sulla sofferenza dei suoi figli, benedica cannoni e granate, innalzi fortezze su fortezze, vada alla caccia di onori, si dedichi alla politica, guazzi nella corruzione e brandisca la mia passione come un flagello!».<br />
(Emil Belzner)</p>
<p>Questa storia della Chiesa, scritta da un laico e diretta ai laici, è accessibile a tutti, non presupponendo se non interesse e amore per la verità storica.</p>
<p>Il libro contiene in prevalenza un’analisi della Chiesa antica, cioè dell’epoca storicamente più interessante e più importante, ma non mancano, su molte questioni, riferimenti al Medioevo e all’Età Moderna. Soprattutto la parte conclusiva, che affronta la questione sociale e il problema della tolleranza, guida il lettore da Gesù alla Prima e alla Seconda guerra mondiale, a Franco, Mussolini, Hitler, Adenauer e Pio XII. Perciò, chi non nutra uno specifico interesse per i fondamenti storici del Cristianesimo, dettagliatamente affrontati, e non per caso, all’inizio dell’opera, è invitato a leggere per primi i temi più attuali che la concludono. Numerosi capitoli, infatti, sono strutturati intorno a problematiche tranquillamente estrapolabili dal contesto più vasto, come, ad esempio, quelli concernenti Buddha, Asclepio, Eracle, Dioniso, gli Esseni, il celibato, Maria, l’epoca dei martiri, la nascita del culto dei santi, l’Inquisizione, la caccia alle streghe ecc.</p>
<p>Al contrario, non vengono qui affrontati vari aspetti secondari, presenti nella maggior parte delle Storie della Chiesa, ma in compenso vi sono molte cose essenziali, tralasciate o appena citate o vagamente accennate in altri lavori del genere. Il Medioevo e l’Età Moderna verranno affrontati ponendo in esclusivo risalto gli aspetti etici più rilevanti, giusta la massima biblica: «Potrete riconoscerli dai loro frutti!».</p>
<p>Il libro si fonda soprattutto sui risultati della moderna teologia cristiana storico-critica. Da me sollecitati, numerosi specialisti ne hanno sottoposto a controllo l’esattezza storica, e la maggior parte dell’opera è stata accuratamente esaminata da uno dei più illustri conoscitori della teologia del Cristianesimo antico. Un altro celebre teologo ha analizzato il capitolo sul Medioevo, mentre le parti dedicate alla Prima guerra mondiale, al Fascismo e al comportamento del Vaticano durante la Seconda guerra mondiale e nell’età contemporanea sono state definite da due storici profani «eccezionalmente rilevanti e necessarie». Un terzo teologo, poi, rinomato storico della Chiesa, dopo aver letto le bozze, ha scritto d’esserne rimasto molto colpito, soggiungendo però che gli sembrava di individuare nella parte conclusiva una certa faziosità e un pericolo per i non addetti al lavori.</p>
<p>«Se codesto libro - ha sentenziato - fosse destinato solo a vescovi, sacerdoti e teologi, non esiterei a definirlo eccellente!».</p>
<p>Ma io ho preso le mosse esattamente da questo, cioè dal fatto che proprio i profani dovessero finalmente conoscere in questa forma quel che da lungo tempo almeno i preti meno ignoranti sanno già benissimo.</p>
<p>Porgo i miei ringraziamenti a tutti coloro che hanno reso possibile la stesura dell’opera e che, in nome della verità e dell’onestà, hanno contribuito alla sua diffusione. Mi auguro che essa possa arrecare a molte persone la stessa chiarezza che lo studio della materia ha procurato anche al suo autore.</p>
<p>Karlheinz Deschner</p>
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		<title>Dio non è grande - di Christopher Hitchens, e nemmeno esiste</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Aug 2008 14:43:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cirocarlofico</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Si potrebbe tranquillamente definire Dio non è grande di Christopher Hitchens la nuova e definitiva ‘Bibbia degli Atei’, se l’autore, come l’ateo in genere, non dimostrasse così marcatamente - e coerentemente - la più totale ripulsa per libri definiti ’sacri’.
L’argomento che lo studioso e giornalista inglese affronta in questo pamphlet non prevede possibilità di replica, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si potrebbe tranquillamente definire Dio non è grande di Christopher Hitchens la nuova e definitiva ‘Bibbia degli Atei’, se l’autore, come l’ateo in genere, non dimostrasse così marcatamente - e coerentemente - la più totale ripulsa per libri definiti ’sacri’.</p>
<p>L’argomento che lo studioso e giornalista inglese affronta in questo pamphlet non prevede possibilità di replica, poiché è vero, com è vero, che il protagonista dello scritto (Dio, Allah, Buddha o comunque lo si voglia chiamare) non solo non è grande nel senso religioso del termine, ma sicuramente non esiste. Viaggiatore e curioso esploratore di nazioni e religioni ad esse collegate, Hitchens (che ha studiato tutti i libri sacri disponibili ed ascoltato le tradizioni orali dei credenti là dove ancora non c’è traccia di parola scritta) annienta, attraverso argute e verificate asserzioni, il mito di un dio che ci abbia creato, che guidi le nostre esistenze e che ci attenda, per giudicarci, nel momento estremo del nostro percorso. Questo dio un po’ pasticcione ma più spesso spietatamente barbaro, che con la sua dittatura governa con braccio di ferro i popoli del mondo (o la stragrande maggioranza di essi) è, naturalmente, invenzione umana. E umane sono le invenzioni dell’Antico Testamento (il padre di tutti i testi fondamentalisti), tutte le gesta del Nuovo, del Corano, delle sacre scritture buddiste, rilette da Hitchens in maniera assai accurata, analizzate, sviscerate e, inevitabilmente, stroncate. Eccezionali sono i capitoli dedicati alla troppo evidente similitudine fra le tre grandi religioni monoteiste (con Maometto che copia Gesù e viene imitato dal Buddha) e, appunto, alle loro Scritture: si pensi che intere parti della Bibbia sono state travasate pari pari dagli scribi del Corano e lo stesso dai monaci amanuensi tibetani per l’Illuminato, dando l’impressione, se non proprio di aver commesso errori ’strutturali’ nella copiatura pedissequa, di una totale mancanza di fantasia degli ‘autori’ di questi altri libracci sacri.</p>
<p>Ma, naturalmente, nemmeno la Bibbia è priva di strafalcioni, specie là dove i quattro evangelisti riportano nelle loro allucinate composizioni, differenti versioni di un identico fatto (es. l’emoraidissa che per Luca è salvata dalle sue pene da un Cristo misericordioso e che in Giovanni viene dal Salvatore scacciata come infetta) o l’assurdità di avere in Giuda il traditore conclamato quando il Messia era conosciuto persino dai maiali da cortile più ottusi, tanto predicava in ogni dove in terra di Cisgiordania.</p>
<p>Poi Maometto che nel Corano viene presentato come analfabeta e al quale Allah spedisce le tavole delle leggi, di modo che lui, ANALFABETA, le legga ai suoi concittadini. E poi Buddha, che levita ogni due minuti e non tollera atti di esibizionismo… E poi tutti i racconti di ogni nefandezza commessa nei secoli in nome di queste fedi bugiarde (bellissimo il capitolo dedicato al ridimensionamento della figura di Gandhi, conosciuto ai più come icona della non violenza ma, in realtà, mandante di più omicidi nell’India post-coloniale).</p>
<p>‘Dio non è grande’ è un libro importante e divertente. Ma anche triste poiché, terminata la sua lettura, ci si rende conto della cieca brutalità orrendamente insita nella natura umana e della condizione solitaria di noi tutti nello sterminato universo.</p>
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		<title>Il Cristo che non appare nella storia</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Aug 2008 09:07:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Questa pagina è il proseguimento logico del discorso intrapreso in &#8220;Tutta la verità, nient&#8217;altro che la verità&#8221;. Può essere letta autonomamente, ma per una più esaustiva comprensione delle teorie esposte, ne consiglio la lettura a posteriori del link sopra citato.
Riporto qui di seguito il risultato &#8220;approssimativo e solo iniziale&#8221; di uno studio condotto sugli scritti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questa pagina è il proseguimento logico del discorso intrapreso in </em><strong>&#8220;Tutta la verità, nient&#8217;altro che la verità&#8221;</strong><em>. Può essere letta autonomamente, ma per una più esaustiva comprensione delle teorie esposte, ne consiglio la lettura a posteriori del link sopra citato.</em><br />
Riporto qui di seguito il risultato &#8220;approssimativo e solo iniziale&#8221; di uno studio condotto sugli scritti degli storici non cristiani operanti nel periodo di Cristo o in quello immediatamente successivo. <em>Ci tengo nuovamente a precisare che tale tipo di ricerca è stata già effetuata da esimi letterati, del passato e del presente; da Giordano Bruno, Justin Martyr, Thomas Paine, Robert ingersoll a Corrado Augias, Odifreddi, Chiesa, Maltese, Hitchens e tanti e tanti altri ancora; e dei quali, da questo momento in poi, mi permetterò di consgliare, mano mano, le scritture più consone all&#8217;argomento! La mia vuole solo essere quindi, una umilissima voce che si aggiunge alle altre, nel tentativo di tenere continuamente deste le menti delle persone che inconsciamente credono a cose non proprio vere.</em> Da tale analisi ho tratto solo una testimonianza che sembrerebbe affermare la reale esistenza storica di Gesù di Nazareth, mentre tutte le altre si limitano a riferire della proliferazione di una moltitudine di gente riunitasi sotto il nome di Cristiani al seguito del loro sedicente Messia. Ne è venuta fuori una rassegna utile a rafforzare i miei sospetti circa la reale presenza storica di un uomo, autore di mirabili imprese, che sarebbe grossolanamente sfuggito alle cronache del tempo non “contaminate” dalla credenza religiosa. Gli storici e i narratori qui riportati concordano sull’esistenza dei Cristiani verso i quali scagliano (ad eccezione del solo Galeno) invettive pesantissime, a conferma di come la storia (o se si vuole la labile e mutevole tramandazione dei fatti) abbia sempre dovuto aderire al volere e ai bisogni del potere imperante. Buona lettura!</p>
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		<title>Tutta la verità, nient’altro che la verità</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2008 08:36:51 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Aggiungi nuovo tag]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni uomo ha il diritto di credere in ciò che vuole ed è per questo che non si può dare addosso a milioni di persone che in tutto il mondo si ostinano a definirsi credenti di un Dio che li consola e li tortura insieme. Ma ogni uomo ha anche il sacrosanto diritto, e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni uomo ha il diritto di credere in ciò che vuole ed è per questo che non si può dare addosso a milioni di persone che in tutto il mondo si ostinano a definirsi credenti di un Dio che li consola e li tortura insieme. Ma ogni uomo ha anche il sacrosanto diritto, e il categorico dovere, di diffondere e favorire la trasmissione della verità, nel caso in cui ne venga a conoscenza. Ecco perché mi sento adesso in diritto e in dovere di trascrivere qui tutta una serie di informazioni che, giorno dopo giorno, si sono sempre più consolidate nella mia mente, al culmine delle quali vi è stata la visione di un video internet che è stato prontamente censurato in 25 Paesi, e che mi ha spinto a un dovuto approfondimento. Qualcosa di cui non sono certamente il primo a parlare, ne tanto meno sarò l’ultimo; cose di cui si è già a conoscenza. Ma ho voluto che questa verità, questa disillusione passasse anche attraverso la mia bocca, attraverso le mie mani! Nel video si tocca il nervo scoperto della religione e si minano le fondamenta di una Chiesa pronta ad addormentare anime e coscienze.</p>
<p>Sia ben chiaro che non voglio qui spogliare nessuno della sua fede o negare l’esistenza di un eventuale Dio o di qualsivoglia entità suprema (non è nelle mie capacità e nei miei interessi farlo), ciò che voglio qui dimostrare è che la Chiesa, nel corso dei secoli, ha determinato la diffusione di credenze falsate e strategicamente studiate per governare il popolo dei fedeli. La Bibbia, con il suo fiorire di aneddoti e anatemi, altro non è se non la maligna arma levata da un’istituzione che ha tentato di impaurire e spaventare gli uomini per sottometterli al proprio potere. Alla propria tirannia!</p>
<p>Nel suddetto video (visualizzabile su Google Video o scaricabile da eMule digitando “ZEITGEIST” e del quale, comunque propongo qui di seguito la versione integrale) si afferma infatti che la Bibbia non ha alcuna dimestichezza con la verità storica e che essa può, a buon diritto, essere considerata “nient’altro che un’opera letteraria ibrida astro-teologica”. Il perché è presto detto: esistono almeno una dozzina di divinità riconducibile a culture e periodi storici differenti che presenta caratteristiche affini a quelle della figura di Gesù Cristo. Si parte dal Dio Horus in Egitto (3000 a.C.) per proseguire con Attis (Grecia 1200 a.C. ), Mithra (Persia 1200 a.C.), Krishna (India 900 a.C) e Dionysus (Grecia 200 d.C). Tutte queste divinità presentano, come accennato, tratti incredibilmente simili che riguardano la nascita da una vergine nella stessa data, la crocifissione, la resurrezione dopo tre giorni e altro ancora. Tutto questo ha ampiamente dimostrato che esiste una chiara derivazione di questi culti religiosi da una matrice comune che ha a che fare con l’astrologia e, più precisamente, con il culto del Sole.</p>
<p>Riporto qui alcune dichiarazioni riscontrabili sul video che affermano con forza quanto detto. Tra di esse le parole dell’intellettuale, rivoluzionario inglese <strong>Thomas Paine</strong> che nel XVIII secolo sosteneva: <strong>“La religione cristiana è una parodia del culto del Sole. Hanno messo un uomo chiamato Cristo al posto del Sole e adorano quella figura come originariamente si adorava il Sole”</strong>.</p>
<p>La voce di Paine non è isolata, ma anzi sostenuta da un coro di testimonianze che nel corso dei secoli hanno tentato di denunciare la mistificazione storica promossa dalla Chiesa.<strong></strong></p>
<p><strong>“La cristianità non si basa sulla verità. La cristianità è niente più che una storia romana, sviluppata in modo politico. La verità è che Gesù era la divinità Sole della setta gnostica cristiana e che, come tutti gli altri dei pagani, era una figura mitologica. E’ stato l’establishment politico che ha cercato di storicizzare la figura di Gesù per funzioni di controllo sociale”.</strong></p>
<p>Non solo. Va aggiunto che esiste una produzione storica “extracristiana” pressoché nulla circa l’effettiva esistenza di una persona vivente di nome Gesù. Nonostante il documentario sostenga la completa assenza di qualsivoglia storico dell’epoca, non cristiano appunto, che certifichi la veridicità storica del Cristo, io ho voluto, come vi accennavo all’inizio, approfondire e verificare direttamente l’autenticità di quanto detto. Vi rimando dunque a un’<a title="Il Cristo che non appare nella storia" href="http://www.cirocarlofico.it/il_mio_caos/?p=13">ulteriore pagina</a> in cui ho tentato di mettere insieme i primi tasselli di uno studio faticosissimo (affatto conclusosi) incentrato sulle affermazioni di chi non credeva in Cristo e visse nel periodo in cui si presume Il Nazareno sia esistito.</p>
<p>Spero che questo basti a catturare la vostra curiosità e incentivare il fisiologico bisogno di conoscere e sapere fino a spingervi alla fruizione integrale del documentario che non parla solo di religione.</p>
<p style="text-align: center;"><object type="application/x-shockwave-flash" data="http://video.google.com/googleplayer.swf?docId=4684006660448941414" width="425" height="350" wmode="transparent"><param name="movie" value="http://video.google.com/googleplayer.swf?docId=4684006660448941414" /></object></p>
<p>Sia ben chiaro che non ho l’assurda e delirante pretesa di mettere qui la parola fine a una questione che ha arrovellato i più alti ingegni di tutti i tempi. Non so, in sostanza, e non posso affermare con spudorata certezza se Gesù Cristo sia realmente esistito o meno. E’ vero però che, in seguito alla scoperta delle informazioni tratte dai vari documenti consultati, io personalmente protendo a considerare la figura del Messia una mera invenzione fantastica, un “pupazzo” creato per lobotomizzare e livellare le coscienze. Ma questa è solo la mia opinione!</p>
<p>A conclusione di tutto, però, permettetemi di dire che qualsiasi sia la verità, trovo scandaloso e ributtante il fatto che il Potere, in vari periodi storici e mosso da motivazioni sempre diverse, si sia legittimato a celebrare e alimentare disumane ingiustizie. Non esiste alcuna ragione plausibile per cui qualcuno possa sentirsi in diritto di mettere al rogo persone che non sono allineate con il suo pensiero o per cui è ammissibile accettare uno sfarzo “costruito” sulla violenza e sulla paura. Ammettiamo che il Cristo sia realmente esistito, non credo abbia mai professato (di certo non nelle discutibili scritture evangeliche) la necessità della tortura o del ladrocinio per giungere alla Gloria dei Cieli. <strong>Amen!</strong></p>
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		<title>Il Don Chisciotte di Unamuno</title>
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		<pubDate>Fri, 30 May 2008 08:31:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Ecco cosa ho trovato rovistando tra i libri che sto leggendo per la preparazione del mio “Don Chisciotte”. Si tratta di un testo bellissimo, compilato nel lontano 1903 da un erudito, filosofo, drammaturgo spagnolo: Miguel de Unamuno. Un uomo di straordinario ingegno che vide nella figura di Don Chisciotte la suprema incarnazione dell’idealismo umano teso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco cosa ho trovato rovistando tra i libri che sto leggendo per la preparazione del mio “Don Chisciotte”. Si tratta di un testo bellissimo, compilato nel lontano 1903 da un erudito, filosofo, drammaturgo spagnolo: Miguel de Unamuno. Un uomo di straordinario ingegno che vide nella figura di Don Chisciotte la suprema incarnazione dell’idealismo umano teso al continuo raggiungimento di una meta che non coincide con un termine di possesso ma con un miraggio. Vi propongo le pagine iniziali di questo libro, “Vita di Don Chisciotte e Sancho” che, a mio parere, disegnano visioni di struggente bellezza e si colorano di un’attualità profetica.</p>
<p><em>“Mi domandi, mio buon amico, se conosco il modo di scatenare un delirio, una vertigine, una qualsiasi follia su queste povere folle ordinate e tranquille che nascono, mangiano, dormono, si riproducono e muoiono. “Non ci sarà un mezzo”, mi dici, “di rinnovare l’epidemia dei flagellanti o quella dei convulsionari?”. E mi parli poi del fatidico millennio. Anch’io, come te, provo spesso la nostalgia del medioevo; come te, anch’io vorrei vivere tra gli spasimi dell’anno mille. (…) Quella che adesso viviamo è una miseria, una completa miseria. A nessuno importa più niente di niente. E quando qualcuno cerca di dibattere isolatamente questo o quel problema, questa o quella questione, subito la gente immagina che ci sia sotto un qualche affare di quattrini, o una smania di mettersi in mostra e un desiderio di distinguersi dagli altri. Qua da noi non si capisce nemmeno più la follia. Persino del pazzo dicono che, se lo fa, deve averci un tornaconto o un motivo. Il motivo occulto della pazzia è ormai un fatto assodato per tutti questi miserabili. Se nostro signore Don Chisciotte resuscitasse e tornasse nella sua Spagna, certamente s’affannerebbe a cercare una riposta intenzione ai suoi nobili vaneggiamenti. (…) Guarda e osserva. Di fronte a un atto qualsiasi di generosità, d’eroismo, di follia pura, a tutti codesti stupidi baccellieri, parroci e barbieri dei nostri giorni, non viene in mente altro che una domanda: “Perché mai lo farà?”. E non appena ritengono di aver scoperto il motivo di quell’atto, si dicono: “Bah! L’ha fatto per questa o per quell’altra ragione”. Per il fatto stesso che un’azione ha una ragione d’essere ed essi la conoscono, la cosa ha perduto ogni valore. A questo scopo serve a loro la logica, la sporca logica! (…)</em></p>
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		<title>Il teatro secondo me</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Apr 2008 08:27:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Partiamo col dire che il teatro non è per me un mestiere né una passione!
Il teatro così come lo vivo io da circa 10 anni è un’esigenza, un bisogno di dire, di dare, di comunicare. Difficile stabilire cosa dia fuoco a questo motore, impossibile forse rintracciare una fonte unica e inequivocabile. Di certo un determinato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Partiamo col dire che il teatro non è per me un mestiere né una passione!</p>
<p>Il teatro così come lo vivo io da circa 10 anni è un’esigenza, un bisogno di dire, di dare, di comunicare. Difficile stabilire cosa dia fuoco a questo motore, impossibile forse rintracciare una fonte unica e inequivocabile. Di certo un determinato tipo di teatro (quello a cui spesso io mi sono dedicato) nasce tra le ombre di tormenti interiori, si ciba di sofferenza e si palesa poi nella forma più schietta e dirompente.</p>
<p>Fare teatro è difficile!</p>
<p>Mi risulta impossibile non sollevare una denuncia o, per usare una formula meno polemica, non segnalare un’anomalia del sistema che sta determinando il cattivo funzionamento del circuito culturale nel nostro Paese. Gli addetti ai lavori, i cosiddetti “esperti”, non hanno più voglia o coraggio di scommettere sul nuovo. Vinti da un’indolenza accumulata negli anni e sopraffatti da una mole di pressioni oggettivamente ingovernabile, optano quasi sempre per il “già visto” che assicura incassi e tiepide reazioni. E’ doloroso constatare che le “nuove proposte”, seppur valide, vengono brutalmente e sbrigativamente cassate da questi manovratori culturali solo perché orfane di un nome noto che le sostenga.</p>
<p>Cosa succederà se il domani è già stato scritto dai protagonisti del passato? Che ne sarà del teatro se continuerà ad accogliere sui propri palchi sempre le stesse persone? Siamo davvero arrivati al punto di credere che non ci sia la possibilità di un riciclo artistico e che tutti noi siamo condannati a omaggiare sempre le stesse prove, anche quando queste tradiscono l’esaurimento di ogni idea? Ho visto troppe volte i nomi conosciuti e blasonati dar vita a performance scadenti e svogliate per illudermi che la notorietà faccia sempre rima con qualità.</p>
<p>L’ho detto prima: fare teatro non è facile eppure per qualcuno lo è diventato!</p>
<p>Si assiste sempre più spesso alla realizzazione di progetti che si muovono lungo il solco di una scia collaudata, monotona e svilita. Molti spettacoli decidono di investire sulle corde emotive più “epidermiche” in modo da ottenere la facile e immediata reazione del pubblico. A me pare che si è come perso il senso del “profondo”, la necessità di scavare dentro per rintracciare i demoni più irrequieti, quelli celati tra gli squilibri e i disordini che spaventano e fanno male. La pista battuta oggi conduce invece generalmente a una formula patetica, leggera e veloce così come la prescrive l’imperante logica di mercato; una formula abusata che sta inaugurando un gusto, una tendenza sempre più impoverita. La proposta insistita e continuativa di questo facile formulario ha determinato negli anni un abbassamento dello standard qualitativo presso la platea dei fruitori. Assuefatto a ciò che sempre più spesso viene smerciato per teatro e per arte, il pubblico ha imparato a non pretendere più tanto, ha rinunciato a essere esigente fino a modulare il proprio gusto su ciò che viene loro furbescamente propinato.</p>
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